Giocare bene o giocare male. Ecco l’analisi di Mimmo Ferretti sulla Roma di José Mourinho, spesso etichettata.
(La Repubblica – Mimmo Ferretti) – Che significa giocare bene? O al contrario: che cosa significa giocare mele? Cosa determina il bello o il brutto? Le opinioni valgono poco: conta la classifica. E la classifica, oggi, sentenzia che la Roma “che gioca male” (questo si dice, no?) sta davanti o subito dietro squadre che “giocano bene”, che danno spettacolo.
La Roma di Mourinho per vulgata comune non esprime un “bel calcio”. Eppure sta al 4° posto, a +1 sulla Lazio, a +4 sull’Inter e a +6 sulla Juventus. A meno 1 dal Milan campione d’Italia. I numeri non mentono; fasulla, se mai, è la narrazione che non tiene conto dei numeri.
Sarebbe da folli affermare che la Roma è una squadra senza difetti, ma sarebbe ancor più clamoroso negare l’evidenza dei suoi pregi. Chi sostiene che “gioca bene” aiuta a vincere, come prima cosa dovrebbe rispondere all’interrogativo di cui sopra: cosa significa giocare bene?
La Roma contro l’Atalanta ha giocato una partita di altissima qualità, mettendo in mostra “bel gioco” e tirando 21 volte verso la porta avversaria. Risultato? Sconfitta. Poi ha disputato una partita “senza giocare bene” a Milano, ha tirato due volte verso la porta dell’Inter e si è portata a casa tre punti. Quindi? In entrambi i casi sono stati determinati i giocatori, non il gioco.
Ci sono squadre che se vincono di misura vengono etichettate come furbe, ciniche, spietate; se la Roma vince con un gol di scarto parte il classico: “Eh però segna poco e andando avanti cosi…”



