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Totti: “Quei messaggi sul telefono di Ilary: è stato uno choc”

Totti: “Quei messaggi sul telefono di Ilary: è stato uno choc”

Francesco Totti ha parlato dell’inizio della crisi di coppia con Ilary Blasi, ripercorrendo il suo ultimo periodo da calciatore alla Roma.

(Corriere della Sera – A. Cazzullo) Ecco un estratto delle parole di Francesco Totti al Corriere della Sera.

Quando?
“La crisi vera è esplosa tra marzo e aprile dell’anno scorso. Ma io soffrivo da tempo”.

Perché?
“Tutto è iniziato nel 2016. Il mio penultimo anno da calciatore. Smettere non è facile. È un po’ come morire”.

Lei aveva più di quarant’anni.
“Sì, ma giocavo in Serie A da quando ne avevo sedici. E certe cose ti mancano. L’adrenalina, la fatica. L’ho anche detto, nel discorso di addio allo stadio: «ho paura, statemi vicino». E i romanisti non mi hanno mai lasciato solo”.

Lei in campo dava di sé un’immagine spavalda, quasi strafottente. “Mo je faccio er cucchiaio”.
“Perché sapevo, in quella semifinale dell’Europeo, che il portiere dell’Olanda si sarebbe buttato a destra o a sinistra, e se facevo il pallonetto avrei segnato. Ma quel che mi aspettava dopo il ritiro, io non lo sapevo. E comunque il rigore che ricordo con più soddisfazione è quello ai Mondiali con l’Australia“.

C’ero. Kaiserslautern, 26 giugno 2006. Ultimo minuto. Eravamo 10 contro 11, se lei avesse sbagliato non avremmo vinto la Coppa.
“C’era pure Ilary. Io segnai e inquadrarono lei, in mondovisione. Fu l’unica partita che venne a vedere in Germania, prima della finale”.

Lei Totti mise in bocca il pollice, come un bambino.
“Come Cristian, il nostro primogenito. Aveva otto mesi. Ci tenevo: per la mia famiglia, per l’Italia, e per Lippi. Quando mi spezzarono la gamba, al risveglio dall’anestesia l’avevo trovato in clinica. Era venuto a dirmi: Francesco, ti aspetto e ti porto ai Mondiali“.

Quando lei litigava con un altro allenatore, Spalletti, Ilary intervenne in sua difesa, lo definì “piccolo uomo”.
“Fece tutto da sola. Voleva proteggermi, ebbe una reazione quasi materna. Di pallone non ha mai capito molto”.

Lei lasciò il calcio.
“E dopo lasciai anche la Roma, dove avevo cominciato a lavorare come dirigente. La rottura con la vecchia proprietà fu traumatica: come dover abbandonare la propria casa. Ero fragile, mi mancavano i riferimenti, e Ilary non ha capito l’importanza di questo dolore”.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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