La Roma di José Mourinho si gioca la Conference League contro il Feyenoord. I giallorossi vogliono scrivere la storia e aprire un ciclo
(La Gazzetta dello Sport – Alessandro Vocalelli) – Non è sicuramente la Champions, ma dal punto di vista emotivo ha un valore davvero speciale. Si, perché questa finale di Conference non è soltanto una straordinaria occasione ma anche un ritrovo simbolico di storie personali, di sospiri collettivi, di un formidabile senso di appartenenza.
Questa finale di Conference è anche, e forse soprattutto, un ponte tra diverse generazioni: tra quella che ha vissuto le stagioni felici di Viola e di Sensi, quella che ha assaporato il gusto amaro del lungo digiuno, quella che guarda al futuro con una carica nuova.
Sono tutti lì, i tifosi romanisti, uniti da passione e da una speranza: di essere solo al primo passo di un lungo viaggio, che non si ferma certo a Tirana, E’ questo che spinge, ha spinto, il pubblico romanista a partecipare a una lotteria straordinaria. In cui il biglietto, invece del mezzo, stavolta era il premio. E’ questo che spinge, che ha spinto, tutti gli altri stretti dentro all’Olimpico, una serata incredibile. Uno stadio a Tirano troppo piccolo per contenere l’amore di un popolo. Un altro, a Roma, abbastanza grande per pacificare la voglia di esserci.
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Una magia, se ci pensate, resa possibile da un uomo, un allenatore, che rappresenta l’ambizione, il futuro, l’adesione a uno progetto. Naturalmente José Mourinho, che ha trasformato la stagione della Roma in un progetto da vivere insieme. E lo ha fatto a suo modo: sorridendo e frustando, anche la squadra. Intorno a lui è dunque cresciuto un nuovo modo di guardare il mondo e il pallone: sempre avanti, senza indugiare su rimpianti e rimorsi.
E’ cosi, in questo clima di grande fiducia, in un patto d’acciaio tra il condottiero e il suo popolo, che la Roma è arrivata a giocarsi la gara più importante degli ultimi anni. Perché si può vincere, e sopratutto si può vincere insieme. In una serata che sarebbe un errore considerare come una festa annunciata.
Perché sicuramente la Roma è più forte del Feyenoord, ma di fronte ci sarà un’avversaria per nulla banale. Una squadra che non. ha le individualità giallorosse, ma proprio per questo ha optato per una diversa maniera di fare calcio. Arne Slot, il suo pilota, è alla prima finale europea e ha costruito una squadra che ha preso alla lettera uno dei tanti slogan: la miglior difesa è l’attacco. Ecco perché gli olandesi giocano alti: per provare a rubare l’idea insieme al pallone. Una caratteristica certo, ma che sicuramente non toglierà il sonno a Mourinho.
Lui d’altra parte ha disputato quattro finali tra Champions ed Europa League, vincendole tutte. L’ultima, alla guida del Manchester, contro un’altra squadra olandese, l’Ajax. Mourinho saltò le due linee avversarie con i lanci lunghi, per poi commentare: “Nel calcio ci sono molti poeti, che però non vincono molti titoli”.
Vincere, già. Che per la Roma non sarebbe soltanto il modo migliore per saldare ancora di più le generazioni di cui dicevamo, ma anche un trampolino verso il futuro. Perché i Friedkin, intendiamoci hanno intenzione di far crescere i sogni e ambizioni. Ma vincere aumenta la voglia di vincere e volete mettere la soddisfazione, l’orgoglio, di alzare una Coppa in due stadi?
