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Immuni da percezione e narrativa

Immuni da percezione e narrativa

Rubrica “Pensieri poco sparsi” di Riccardo Cotumaccio.

Percezione e narrativa sono due sostantivi innocui se decontestualizzati, fatali quando applicati alle gare giocate dalla Roma. Il primo riguarda prettamente i tifosi, il secondo compete ai media ma entrambi vantano un comun denominatore spesso distante dai fatti reali: la soggettività.

Quando si perde 4-0 in casa dell’Udinese, squadra tosta ma sicuramente battibile, è complesso mantenere la calma sull’aspetto emotivo: dopo dieci punti in quattro partite ti aspetti il cambio di marcia ma incappi nel classico incidente dopo la curva. Scatta la frustrazione, quel senso di ingiustizia che troppe volte spezza le ambizioni delle stagioni romaniste.

Le conseguenze di una goleada subita sono molte e di diverso aspetto: dubiti dell’assetto tattico scelto dall’allenatore e del carattere degli attori in campo; interpreti con occhio diverso la classifica e gli obiettivi stagionali; discuti persino un calciomercato che fino a poche ora prima sembrava inattaccabile. È la narrativa sentimentale, figlia di una percezione ancora troppo figlia del risultato.

Poi però le ore volano e la logica subentra, ti accorgi che tutte le big sono più o meno lì (chi a meno e chi a +1) e che questa Serie A ha ancora molto da dire su tanti organici chiamati a dimostrare la loro continuità. Subentra la ragione e ricordi il lavoro enorme di Mourinho e Tiago Pinto che, spremuti dall’Uefa e da un mercato ai limiti della perfetta sostenibilità, devono competere con club che alle spalle vantano gli introiti della Champions League.

Ti rendi conto che solo tre mesi fa la maggior parte dei ragazzi sconfitti alla Dacia Arena erano con noi in piazza a esultare per il ritorno al trionfo dopo quattordici anni di ragnatele in bacheca. Allora sì che l’oggettività torna a oliare i meccanismi della nostra percezione stravolgendo una narrativa che da compromessa torna cauta e ragionevole.

La Roma è reduce da un sesto posto in classifica e, nonostante gli sforzi fatti sul mercato, compirebbe un miracolo conquistando un posto nelle prime quattro posizioni della classifica. Le idee e le rispettive applicazioni non mancano così come la passione da parte dei Friedkin, proprietari attenti e legati alla creatura che hanno acquistato in un momento storico delicatissimo per gli investimenti a lungo termine.

Possibile che, all’alba del primo k.o. stagionale, la Roma meriti tanto disfattismo? La risposta non spetta ai comunicatori ma al campo, prossimo ad accogliere contro l’Atalanta il decimo sold out casalingo di fila. In un quadro simile, ideale in termini di sostegno, vediamo di aggiungere un valore a volte sconosciuto in questa piazza: l’equilibrio. Nella gioia e nel dolore, direbbe un parroco. Immuni da percezioni e narrative, direbbe un laico.

 

Editoriale a cura di Riccardo Cotumaccio

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

1750 articoli