Sono passati quasi due anni dall’arrivo dei Friedkin a Roma. La famiglia americana ha cambiato il volto del club che è tornato a vincere.
(La Gazzetta dello Sport – Massimo Cecchini) – La famiglia Friedkin, in poco meno di due anni, è riuscita a dare un nuovo impulso alla società e, nel frattempo, riportare a Trigoria un trofeo che mancava da 14 anni.
L’avventura romanista del magnate statunitense Dan Friedkin è cominciata il 6 agosto 2020, dopo uno “stop and go” dovuto alla prima ondata covid che aveva stoppato la trattativa con James Pallotta per quasi cinque mesi. La società è stata pagata 199 milioni e dal giorno del suo insediamento i nuovi proprietari non hanno lesinato investimenti, arrivando finora a quasi 370 milioni, suddivisi in diverse tranche di aumenti di capitale. Senza dimenticare che stanno rastrellando azioni per uscire dalla Borsa, pronti ad investire circa 35 milioni per questa operazione.
Per i Friedkin la Roma è anche una questione di cuore. Si va dalla cancellazione delle commissioni e delle intermediazioni per i calciatori in uscita al tetto del 10% messo per quello in entrata, senza contare il pugno di ferro impiegato per gli esuberi che non accettano destinazioni, a cui non spetta più di allenarsi col gruppo.
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L’arrivo di José Mourinho è stato lo spartiacque finora della loro storia. All’allenatore portoghese è stata data carta bianca per la gestione della rosa. Altra norma ferrea è la consegna del silenzio recapitata ai dipendenti di qualsiasi livello. Tra l’altro in meno di due anni la nuova proprietà ha cambiato praticamente tutti i verti del nuovo stadio a Tor di Valle per riaprirlo altrove, agendo ora col Comune per l’area di Pietralata.
Nel primo mercato di loro competenza è stata la valutazione di 29.5 milioni per Kumbulla quella più alta, mentre la scorsa estate la Roma è stata la società che ha investito di più in Italia (quasi 84 milioni) col fiore all’occhiello rappresentato da Abraham, pagato 40 milioni più 2 di bonus.

