José Mourinho è il fattore in più. L’allenatore portoghese, insieme a Friedkin, sta trasformando questa Roma.
(La Repubblica – Enrico Sisti) – Da Dibba a Dyba. Passano quarant’anni ma sono sempre i diminutivi a fare la differenza e a trasmettere senso di appartenenza.
L’accordo diretto coi Friedkin, quel capirsi fra presidente e stella, non può non riportare tutti noi al momento in cui, con uno strappo culturale e con uno sforzo economico che lo avrebbe portato sull’orlo dell’abisso, più di vent’anni fa un Franco Sensi trascinò a Roma un altro argentino, Gabriel Omar Batistuta.
Dybala non porterà lo scudetto. Non sino a quando intorno a lui nascerà una Roma diversa da quella attuale. Però è il primo tassello di un mosaico che una volta completato potrebbe rivelare nuovi profili caratteriali e prestazionali.
Senza Mourinho non sarebbe stata la Conference, senza la Conference non ci sarebbe stata la voglia di arricchire il gruppo, immaginando partiture più impegnative ma anche orchestrali più titolati.
