Cercasi motivazioni – Otto gol in campionato a fronte di mille occasioni chiare sono il riassunto dell’attuale stagione romanista e pure della recente sconfitta in casa contro l’Atalanta.
Un cane che si morde la coda: i giallorossi costruiscono a non finire eppure sprecano tutto. 6 grandi occasioni mancate, 5 tiri nello specchio su 22 totali. Dopo 9 partite la Roma ha segnato almeno 7 gol in meno di quanto creato.
Di testa, da fuori, nell’area piccola: la palla non entra e il calcio è tutto lì, nel metterla dentro. Banalmente ogni particolare positivo o merito, sacrificio o sforzo che tengano contano zero di fronte ai risultati. Ed ecco che, con un Dybala in meno (out per un fastidio muscolare nel pre partita), la squadra di Mourinho soffre il doppio e perde punti preziosi in una giornata che avrebbe potuto vederla capolista a braccetto con la sorprendente Udinese di Sottil.
Se il calcio è tutto lì, nel segnare, andrebbero esplorate anche le alternative: un Abraham tanto inefficace andrebbe spronato da un Belotti più voglioso e pronto a ferire, ma costretto alla panchina. Matic e Cristante insieme non convincono nessuno, tecnico incluso, eppure rimangono intoccabili.
Capitan Pellegrini, che tanto bene ha fatto lo scorso anno, incide meno del previsto. Spinazzola fatica e non si capisce perché Zalewski debba partire dietro. Se non si crede in questo organico perché da meno rispetto ad altri tanto vale scoprire le carte e capire subito chi ha voglia davvero di fare il bene di questa realtà. La figuraccia con il Ludo
gorets (inspiegabile sul piano tecnico) e il k.o. di ieri pomeriggio (immeritato) non possono essere casualità, ma campanelli d’allarme.
In una Serie A dove nessuno big sta spiccando davvero il volo sarebbe saggio rendersi conto di cosa funzioni male e risolverlo a tempo record, perché di qualità la Roma ne ha da vendere. Di motivazioni, forse, un po’ meno.
Rubrica: Pensieri poco sparsi
Editoriale a cura di Riccardo Cotumaccio



