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Spalletti, dal Paradiso al Purgatorio

Spalletti, dal Paradiso al Purgatorio

Luciano Spalletti ex allenatore della Roma: stratega in campo ma complicati i rapporti negli spogliatoi.

(Corriere dello Sport – Guido D’Ubaldo) – C’è una Roma con Spalletti prima e un’altra con Spalletti dopo. C’è un denominatore comune tra il primo e il secondo ciclo del tecnico toscano sulla panchina giallorossa.

La qualità del gioco, la capacità di rendere competitiva una squdra che non sempre ha avuto grandi interpreti. Ma c’è anche un elemento di discontinuità tra il primo e il secondo Spalletti: si chiama Francesco Totti.

Spalletti nella Roma dell’ultimo Sensi va oltre il ruolo di allenatore. In una fase delicata per la società, che già con il presidente malato è gestita dalla figlia Rosella, Spalletti porta avanti la squadra con al suo fianco Bruno Conti, direttore tecnico e Daniele Pradé, direttore sportivo. Dal 2005 al 2009 sono stati quattro anni ricchi di soddisfazioni, con undici vittorie di fila alla prima stagione e una serie di intuizione tattiche che portarono la Roma a sfidare l’Inter per lo scudetto e a batterli nelle finali Coppa Italia e Supercoppa.

Spalletti si supera quando Totti si rompe la caviglia. Con la squadra in ritiro prima di una partita importante, organizza i pulmini e porta a tutti i giocatori a casa di Francesco, a letto con. il tutore. Quella Roma è una famiglia. Luciano inventa la più bella Roma degli ultimi vent’anni. Valorizza le qualità realizzative di Totti, spostandolo a fare il centravanti.

Spalletti quando serve sa essere rigido e duro con i giocatori. Con Vucinic arriva quasi alle mani dopo una partita giocata con scarso impegno. Va con il dito puntato contro Dacourt al termine di una gara contro l’Inter. Esclude Panucci dalla lista UEFA per motivi disciplinari e contro l’Arsenal gioca titolare Diamoutene, arrivato a gennaio in prestito dal Lecce.

Spalletti però riesce a inserire quei meccanismi che funzionano a memoria anche giocatori scomparsi come meteore. Solo pochi nomi di una lunga lista: il fratello del portiere Doni, i centrocampisti Barusso e Faty, l’attaccante Alvarez. Dopo solo due partire di campionato nell’estate del 2008 Spalletti si dimette. Lui sperimenta il 4-2-4, la squadra non funziona, il rapporto con la società si è incrinato. Litiga con Pradé. Qualcuno sussurra che fosse già d’accordo con lo Zenit.

Quando Luciano torna, a gennai del 2016, è un’altra persona. Più distaccato dal gruppo. Subito le prime crepe con Totti. Lo accusa di essere andato a prendere personalmente Ranieri, quasi a voler alludere che il capitano avesse favorito nel 2009 il cambio di panchina.

Quella Roma arriva terza e seconda, fa il record di punti. Valorizza El Shaarawy arrivato da un periodo buio al Monaco. Esalta Perotti, con il quale però litiga in una trasferta a Crotone. Anche quella è una Roma bellissima ma tutto finisce il 28 maggio 2017, con l’addio di Francesco Totti. E di Spalletti.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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