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Sotto l’ombra dell’arena

Sotto l’ombra dell’arena

All’inizio di questa stagione, nessuno avrebbe mai pensato che l’Hellas Verona potesse, dopo undici giornate, ritrovarsi penultima con soli cinque punti. Con ben 21 reti subite, è la seconda peggior difesa del campionato.

In una Serie A che ha già mietuto le prime vittime sulle panchine, l’esonero di Cioffi arriva alla nona giornata, dopo la sconfitta esterna contro la Salernitana. Ironia della sorte, la squadra che Cioffi ha lasciato in estate per accasarsi sulla panchina del Verona, l’Udinese, ora viaggia spedita con 21 punti e un sesto posto che, per il momento, le sta facendo assaporare il gusto di Europa.

Negli ultimi anni siamo stati abituati a un Verona spumeggiante, con il gioco sulle fasce che sembrava la principale arma da contrastare. L’anno scorso poi, con l’exploit di Simeone, che l’ha portata a soli nove punti dalla Conference League, a causa di un crollo nel finale di stagione, si poteva considerare un po’ come la prima Atalanta di Gasperini, una squadra di buoni giocatori, molto compatta e con un bel gioco, tanto da poter dare fastidio alle “big”.

Ad oggi, di quel Verona, rimangono solo i ricordi. L’addio di Tudor, che ha scelto di andare a Marsiglia per allenare una squadra che gioca la Champions, è stato solo il primo campanello d’allarme suonato questa estate all’interno della dirigenza scaligera. Aggiungiamoci poi i trasferimenti di Barak, Simeone e Caprari, veri eroi della quasi impresa dell’Hellas la scorsa stagione, e il gioco è fatto.

Eppure, le premesse per continuare sulla stessa linea d’onda dell’anno passato c’erano tutte: Cioffi aveva fatto vedere buone cose a Udine, il modello di gioco è rimasto lo stesso. Il vero problema, probabilmente, è stato perdere quelle pedine fondamentali sostituendole con giocatori, Henry, Verdi, che finora non hanno rispettato le attese.

Dopo Cioffi, ora è il momento di Salvatore Bocchetti, che al Verona, oltre che giocarci, ha fatto buona parte della trafila delle giovanili come allenatore, prima l’under 18, poi il vice in prima squadra e infine la panchina della primavera. Ora è arrivato il suo momento, l’Hellas ha deciso di puntare su di lui, senza cercare allenatori esterni.

Anche con Bocchetti il sistema di gioco sembra rimanere lo stesso: difesa a 3, centrocampo a 4 e un attacco che finora ha mostrato due varianti, due trequartisti e una punta nella prima partita e un attacco a 3 nella seconda. Entrambe sono terminate con una sconfitta, ma con il Milan il carattere del Verona si è sicuramente dimostrato diverso, arrembante, perdendo solo nel finale.

La Roma si ritroverà quindi ad affrontare una squadra arrabbiata, frustrata, che ha bisogno di punti per cercare di allontanarsi della zona retrocessione, su un campo storicamente complicato. Insomma, una sfida ben più difficile di quanto non sembri. Le statistiche sorridono ai giallorossi, che in trasferta hanno raccolto 13 punti quest’anno, solo il Napoli ha fatto meglio con 16, in più la Roma, dopo ogni sconfitta, ha sempre risposto con una vittoria esterna (1-2 a Empoli, 1-2 contro l’Inter).

Nella formazione giallorossa mancheranno gli ormai accertati Wijnaldum e Dybala, con il dubbio Celik, che nel migliore dei casi si accomoderà in panchina. La formazione dovrebbe essere la solita, con gli unici due ballottaggi che vedono le due coppie, CamaraMatić e AbrahamBelotti, contendersi la maglia da titolare. Nessun diffidato e quindi, a meno di un’espulsione, nessun rischio per il derby.

La Roma non ha altro risultato se non la vittoria, in primis per riprendere i tre punti dopo la sconfitta col Napoli, in più, dando uno sguardo alla classifica, la Lazio si trova a +1 e giocherà in casa con la Salernitana, vincere significherebbe rimanere attaccati ai cugini per poi giocarsi nel derby la chance di sorpassarli.

Giocare all’ombra dell’Arena non sarà facile, ma per la squadra del Colosseo non può e non deve essere un passo falso.

Editoriale a cura di Giuseppe Falcao

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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