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Mourinho: “Roma è la squadra della gente. Amo questa città”

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Dal suo arrivo a maggio sono cambiate tante cose e il tecnico portoghese ha spiegato come il progetto Roma vada valutato sulla base triennale.

Torna a parlare Josè Mourinho. L’allenatore della Roma ha rilasciato un’intervista a CBS Sports dove ha parlato del progetto Roma a 360 gradi.

Queste le parole dello Special One:

Come è arrivato in questa bellissima città?
“Non voglio essere poetico e dire che sia stato amore a prima vista, perché il calcio non è così. È un progetto differente rispetto a quello a cui sono abituato, solitamente vado in club in cui gli obiettivi sono i successi immediati. Non avrei potuto trovare un club con una tifoseria così passionale. I romanisti sono speciali anche nel modo in cui vivono e respirano la loro squadra”.

 La mia immagine preferita del suo arrivo è quella di lei sulla Vespa, come è nata l’idea?
“È stata un’idea del club, perché c’è una Vespa iconica che si chiama Special One. Poi sono arrivato e hanno fatto quel murales, ma ora è la mia Vespa, quando andrò via verrà con me. C’è anche del materiale di merchandising, la gente mi collega alla Vespa e onestamente mi piace questa cosa”.

Al di là dei trofei che ha vinto, sono impressionato dai suoi social network.
“L’account lo gestisco io, è fatto così male che dev’essere per forza gestito da me”.

Non c’è suo figlio dietro o qualcun altro?
“Se decido di fare un post lo faccio”.

Il suo post preferito?
“Dopo il Verona ho postato due foto, una in cui tengo la palla e l’altra in cui la calcio. Anche il miglior giocatore di football sarebbe invidioso della mia tecnica di tiro”.

Mi piace il post della pizza in treno…
“Non mi facevano entrare nello spogliatoio perché ero squalificato e quindi non potevo entrare neanche lì. È buffo. È una giornata di squalifica? E sia una, poi quando finisce la partita dovrebbero farti andare nello spogliatoio”.

Cosa significa per lei questa foto con Sergio Oliveira da bambino?
“Pazzesco. Ero al Porto, Sergio era un bambino che giocava per strada, vedeva me e i giocatori ed era quello che voleva diventare un giorno”.

Non aveva visto questa foto prima?
“No. La mamma mi dice: ‘Un giorno giocherà per te’, io le ho detto ‘forse’. Continua ad allenarti, non si sa mai’. Ed è capitato”.

So che suo padre era un giocatore professionista, sua mamma un’insegnante. Quanto è stata importante per lei la tua famiglia?
“Puoi innamorarti del calcio, del lavoro, di molte cose, ma se non ami la tua famiglia, i tuoi amici e cari, non sei nessuno. Penso che nel calcio sia importante che non lavori per te stesso, ma per gli altri. Io lavoro per i giocatori, per i tifosi, per la mia famiglia, per i miei amici, per quella felicità e quando porti quell’amore nel dna del tuo lavoro penso che sei un passo avanti. Mi motivo sempre con le persone che amo”.

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