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Mou, pensaci tu

La Roma si appoggia all’esperienza di José Mourinho. L’allenatore portoghese vuole vincere per la sua carriera e per il popolo giallorosso

(La Gazzetta dello Sport-Massimo Cecchini)- La storia cambia attori e situazioni, ma anche in quel 2003 rombavano cannoni. Il Porto di José Mourinho vinceva la Coppa Uefa sconfiggendo il Celtic Glasgow e l’allenatore portoghese saliva alla ribalta dell’universo del pallone conquistando il primo titolo europeo della sua carriera. Ne sarebbero giunti altri tre, anche in latitudini diverse. Quanto basta per costruire la mitologia dello Special One, che stasera in Albania prova a vivere un quinto atto in una coppa tutta nuova, la Conference League che gli potrebbe essere ascritta già alla prima edizione. Una medaglia in più da mettere sul petto, stavolta per merito della Roma, che manca da una finale europea dal 1991, quando i giallorossi furono sconfitti in Coppa Uefa dall’Inter.

Oggi è l’atto conclusivo di un’avventura cominciata per il Feyenoord con i preliminari del 22 luglio e per la Roma il 19 agosto. I giallorossi stanno per scendere in campo per la partita numero 55 della stagione. L’ultima. “E’ un momento ricco di significati – dice il portoghese -. Abbiamo giocato due finali in quattro giorni, vincendo la prima e qualificandoci alla prossima Europa League. Ma a Torino non si poteva scrivere la storia. Per la Roma arrivare al sesto posto è una posizione normale. Questa finale, invece, è una cosa diversa. E’ già storia, perché arriva dopo tanti anni di assenza. Dobbiamo fare tutto il possibile per vincere, anche se non credo alle pozioni magiche, ma solo al lavoro quotidiano dello staff e della squadra. Comunque andrà, per me è una stagione positiva. In ogni caso una finale è una che serve per crescere”.

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C’è anche chi gli ricorsa come potrebbe essere l’unico allenatore della storia ad aver vinto tutte le coppe europee. “Se vinciamo col Feyenoord. Se…”, ammonisce l’allenatore portoghese, che prova a distogliere l’attenzione dalla sua persona. “Il mio carisma non può fare la differenza. All’ultima partita della stagione il lavoro è già fatto. La leadership non si può mettere sul tavolo, perché l’ultimo anno fa parte di un processo. Noi allenatori siamo fuori, cerchiamo di aiutare, di leggere la partita. Per questo non ci sarà niente nella mia testa. L’esperienza non aiuta, speravo lo facesse, ma ciò che provo è uguale a quando preparavo alla prima finale, dopo venti anni non è cambiato nulla”.

Stasera ad aiutare la Roma ci sarà anche il tifo di tutta l’Albania. Basti pensare che fuori dallo stadio campeggia una immagine gigantesca del murale romano che raffigura Mourinho in Vespa. “Il feeling c’è perché abbiamo un giocatore albanese e, se vinciamo, alzerà la coppa. Ma qui mi pare tutto molto bello, anche l’aeroporto, a differenza di quello di Eindhoven, dove dopo aver battuto il Vitesse ci hanno tenuto due ore come se fossimo dei criminali”.

Quanto basta per accompagnare agli ottimistici titoli di coda: “Abbiamo gestito bene l’euforia degli ultimi giorni. L’obiettivo in campionato è stato raggiunto ed è stato il miglior modo per pensare solo a questa finale. Io e mio staff è da venerdì che non usciamo da Tirana, Ai giocatori non potevo chiederlo, ma loro stanno molto bene lo stesso. Hanno gioia, concentrazione e tensione giusta!

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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