I due giocatori cresciuti a Trigoria stanno trascinando la Roma di José Mourinho in finale di Conference League.
(La Gazzetta dello Sport – Andrea Pugliese) – Nessuno intende scomodare due totem del calibro di Totti e De Rossi, ci mancherebbe altro. Non sarebbe neanche corretto, per alcuni versi. Ma intanto questa Roma, quella che sogna di sbarcare a Tirana per la finale di Conference League, è figlia soprattutto di due uomini della Lupa: Lorenzo Pellegrini e Nicola Zalewski.
E non solo perché il gol che ha permesso alla squadra di Mourinho di uscire indenne dal King Power Stadium l’hanno confezionato proprio loro due, ma anche perché il loro attaccamento alla causa e alla maglia è forse superiore a quello di chiunque altro nella rosa giallorossa.
Del resto, Pellegrini e Zalewski, sono romani e romanisti, cresciuti a Trigoria, hanno il cuore colorato di giallo e di rosso. Come Totti e De Rossi, appunto, ma anche come Florenzi, un altro figlio di Roma che in giallorosso ha vissuto in modo intenso, nel bene e nel male.
E proprio come loro, Pellegrini ha proseguito la dinastia dei capitani nati in casa, con l’immensa gioia dello stesso Francesco Totti, che non più di tardi di lunedì scorso avventa commentato così: “Sono contento che Lorenzo si sia ripreso in mano la piazza. Ho sempre detto che sarebbe stato il capitano del futuro, molta gente ora ha capito che ragazzo è: puro e vero, un aspetto importante“.
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Zalewski, invece, sta facendo un percorso diverso, ma anche a Leicester ha sorpreso per personalità, giocando senza paura o emozione una semifinale europea. Con un numero nel destino, quel venti che sta lì a distinguere i suoi anni e le sue partite in prima squadra. Ed affrontare un semifinale con così poca esperienza e così tanto carattere non era affatto scontato.
Pellegrini a cinque anni era già in Curva Sud a tifare con papà Tonino. Cresciuto a Cinecittà, ha iniziato all’Almas proprio con il padre, per poi volare a Trigoria a 10 anni, nel 2006-07. Lorenzo per restare alla Roma ha rifiutato offerte importanti, incassando poi quella altrettanto sontuosa dei Friendkin.
Zalewski invece a Trigoria ci è arrivato nel 2011, a 9 anni, dopo aver giocato dalle parti di casa sua, prima a Poli e poi a Zagarolo. “Mi sento polacco al 100%” ha detto anche giovedì. Ed è un omaggio a papa Christopher, che in lui credeva ciecamente e che lo ha lasciato troppo presto, lo scorso settembre, dopo una lunga malattia. Lo vedesse adesso, avrebbe il cuore pieno di orgoglio.

