Il goal di Osimhen e le assenze di di Dybala e Wijnaldum ha squarciato il cielo delle certezze romaniste. Ben più dei 6 gol di Bodo dello scorso anno, poi cancellati e dimenticati nella notte di Tirana.
Da domenica il dibattito è aperto: quello 0 alla voce tiri in porta è come se avesse scoperto un vaso di Pandora che da tempo ribolliva silente portando con sé riflessioni e dibattiti sul reale valore della Roma. Scrive – Stefano Carina su Il Messaggero
I numeri però continuano a dare ragione a José: la Roma, al di là di una stagione aperta a qualsiasi epilogo, è 4ª per tiri in porta (56), dietro soltanto a Napoli (72), Inter (62) e Milan (57) ma davanti ad esempio ad una realtà come la Lazio (55), 3ª in classifica, o alla Juventus (49).
Il non voler rispondere a domande dirette sugli attaccanti, ha lasciato spazio a qualsiasi tipo d’interpretazione.
A difesa di Mou va detto che se in estate si costruisce una squadra con l’idea di far giocare insieme almeno 4 tra Wijnaldum, Dybala, Pellegrini, Zaniolo e Abraham e ora si fa la conta dei superstiti, non può non avere il suo peso.
Ma il problema più sottovalutato nella Roma sono gli esterni.
Nel 3-5-2 sono i laterali che debbono creare la superiorità numerica e aprire gli spazi. Karsdorp, Celik e Spinazzola, invece, non crossano, non sfornano assist e non segnano.
Anche Zalewski, sballottato a destra, fatica a emergere.
Detto ciò, chi si sorprende oggi per come gioca Mourinho, arriva in ritardo di qualche anno. Perché il calcio di José si conosce: è sempre quello, non cambia.
Lo Special è abile a preparare le gare sull’avversario, a sfruttarne le debolezze per poi punirlo giocando sull’episodio.
L’impressione è che José -conoscendo le reali condizioni del gruppo – abbia deciso di resistere. L’obiettivo è arrivare alla sosta tra le prime per poi giocarsi l’all-in con i rientri di Dybala e Wijnaldum.
